Misteriosa arcana sessualitŕ...
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IL VOLTO INQUIETANTE DEL MIO MALE
Vorrei svegliarmi da quest’incubo,
gettami acqua fresca in viso,
il ghiaccio mi assale,
scaldo le mani con un po’ di fiato.
Cerco in me una via d’uscita
ma non esiste fuga,
non c’è posto per nascondersi,
proteggermi non puoi.
Diverso da ogni altro,
nella terra di nessuno,
tutto intorno tace
in un silenzio irreale.
Guido senza meta,
faccio sesso senza amore,
riflesso in uno specchio
c’è un fantasma al posto mio.
E non trovo le parole
per spiegare ciò che ho,
ogni cosa intorno a me
appare sadica e crudele.
È inutile sforzarsi
di essere normale,
non posso fingere a me stesso
proprio non funziona mai.
Trascinato dentro un labirinto enorme
vedo stanze tutte uguali;
in ognuna di esse
mi attraggono piaceri sempre nuovi.
Sembrano dirmi:
“Entra da noi, esaudiremo qualunque desiderio
non importa che sia proibito
vedrai sarà bellissimo”.
Sbagliare è facile
se non sai più chi sei,
non ho saputo dire no,
mi sono perso in un vicolo cieco.
La strada ammaliante del piacere
mi viene incontro senza ostacoli,
preda inerme della concupiscenza
tocco il fondo pensando di raggiungere la cima.
Sono schiavo del mio istinto,
intrappolato nella mia angoscia,
c’è un’ombra che mi insegue,
dovunque vado non mi lascia mai.
In una danza infernale,
senza fermarsi mai,
girano intorno a me
fantasmi ed incubi.
Voglio scoprire la tua origine,
combattere ed annientare le tue tentazioni,
fino a giungere faccia a faccia
con il volto più inquietante del mio male.
Sì, scaverò nei miei profondi abissi
tirerò fuori il demone a cui appartengo,
a costo d’impazzire,
giuro io mi libererò.
La mia anima smarrita
ora sprofonda dove non c’è luce,
nuda nuota sott’acqua,
non riemerge più.
EROS E MORTE
Eros e morte
camminano insieme,
l'uno a fianco dell'altro,
dall'origine dell'universo
sino all'eternità.
Non può esistere il sesso
senza l'incombente presenza della morte,
e non si può morire per sempre
se non si sparge prima su questa terra il seme dell'amore.
Ogni essere umano comincia a morire
da quando un orgasmo lo genera,
e conserva nella memoria d'una lapide
parte di quell'amore che non separa la vita dalla morte.
Non c'è maga Circe capace di convincere Ulisse
col dono dell'immortalità,
e non esiste spada di Damocle sul punto di crollare
che spaventi l'uomo
perchè quest'ultimo,
ostinato e vanitoso,
innamorato di quel breve soffio che è la vita,
è pronto a sfidare persino gli dei
pur di amare e morire,
respirando fino all'ultimo alito di vita,
sfruttando anche l'ultima goccia di sangue che arrivi al cuore.
Dinanzi a tanta meravigliosa presunzione di vitalità
anche l'Onnipotente resterebbe senza parole.
MADRE E FIGLIO
Perchè sei così sporco, figlio mio?
sembri il figlio di nessuno!
Ho fatto l'amore per la prima volta, madre!
con una grande signora.
Perchè l'hai fatto, figlio mio?
c'è il tempo giusto per ogni cosa.
Volevo farlo, madre!
non volevo avere rimpianti.
Ma sei impazzito, figlio mio!
hai imboccato una strada sbagliata.
Forse sto sbagliando, madre!
ma abbiamo sentito di farlo sulla terra e nel fango.
Tu hai perso il senno della ragione, figlio mio!
non ascolti più neanche tua madre.
Io ti voglio ancora bene, madre!
ma oggi ho scoperto di avere un'altra madre:
è questa terra che stringo nelle mani,
e l'aria che sto respirando,
e la natura, il mondo, l'universo
e tutto ciò che mi sta intorno.
E quando mi sentirò triste e solo,
mi arrotolerò con gioia nel fango,
soffierò felice sulla polvere delle mie mani,
bacerò i fiori dei campi
e mi laverò la faccia con l'acqua dei ruscelli.
Non ti capisco e non ti riconosco più, figlio mio!
ma come parli?
Io invece ora mi conosco bene, madre!
parlo col linguaggio dell'amore!
E darei tutto quel che ho
pur di trasmetterti la felicità che ho dentro.
IL MIO CORPO SUL TUO CORPO
Il mio corpo sul tuo corpo
si muove lentamente.
Il mio corpo sul tuo corpo
si dimena dolcemente.
Voglio scoprire il tuo segreto,
sprofondare nell'intima tua essenza
fino a esplodere in te violentemente
svuotando il mio liquido nel tuo nido inebriante.
Ora che sono in te
non puoi più nascondermi nulla,
ho svelato il tuo mistero di donna,
io ti possiedo, so tutto di te.
Prepotente,
sono entrato nella tua inesplorata caverna,
e nei tuoi umidi anfratti
sto scivolando.
Sono io il tuo corpo.
Sono io l'universo.
BIANCANEVE
Ragazzini eravamo forse bambini
una decina circa non di più
8-10-13 anni al massimo
queste le nostre età.
35 anni aveva lei se ben ricordo
Biancaneve la chiamavamo noi,
per cinque mila lire il pisellino ci toccava,
per dieci lo succhiava.
Infine per trenta mila l'amore faceva
e sempre con uno per volta
mai tutti assieme
o più di uno.
Com'era bella Biancaneve nostra!
Com'era dolce e comprensiva!
Come ci sapeva fare!
Un dolce segreto era e nessuno di noi mai parlò.
Per caso l'ho rivista dopo 30 anni e forse più
appesantita, invecchiata, sfiorita, la nonna pareva
di quella Biancaneve conosciuta allora
ma un sussulto al cuore ho avuto lo stesso nel vederla:
"Biancaneve!"
d'istinto le ho detto senza volerlo,
"Prego?"
mi ha risposto stupita lei.
PROSTITUTA SCONOSCIUTA
Ti vedo tutte le sere al solito posto
sopra gli sterili binari d'un tram.
Se hai freddo strofini le mani per scaldarti,
se non passano macchine continui a guardarti intorno.
Gli stivali neri di cuoio sempre gli stessi,
la borsetta a volte rossa altre nera, la minigonna
il solito trucco vistoso:
questa sera però mi sembri più bella!
sexy più che mai.
Chissà se sei sola nella vita
o se qualcuno ti ama!
Chissà perchè lo fai!
Forse avrai un romanzo dentro da raccontare,
testimonianza di un'esistenza non bella
come avrebbe dovuto essere.
Vorrei poterti aiutare,
amarti,
stare un pò con te!
Oggi per la prima volta
ti vedo con occhi diversi,
non mi interessa affatto il sesso.
Non ho mai avuto il coraggio di avvicinarmi a te,
mi blocco ogni volta che provo,
mi sembri quasi irraggiungibile
ma poi per dirti cosa?
In fondo ho paura di fare tutto.
Ti scongiuro, fuggi con me prostituta sconosciuta!
Ricominciamo insieme una nuova vita,
non consumarti più cosi!
ti stai buttando via da sola!
continui a farti del male.
Ti desiderano tutti
ma quando torni a casa
non ti rimane niente.
Ma ora basta:
devi cambiare la tua vita,
è tempo di riscossa.
Non riesco nemmeno a terminare questi pensieri
che ti vedo salire già su una macchina sportiva.
Addio mia sconosciuta prostituta!
sicuramente domani verrò ancora a vederti
e a tenerti compagnia in segreto e a distanza
forse mi sono innamorato di te
o forse abbiamo qualcosa in comune che ci unisce:
siamo entrambi soli,
che il Signore ci aiuti!
LE TUE MANI
Le tue mani morbide più della seta
sfiorano con dolcezza il mio pene,
lo accarezzano,
lo stringono,
lo muovono.
Chiudo gli occhi
mi concentro su quel delizioso piacere,
sospiro piano,
mi abbandono vinto,
abbraccio l'estasi.
Come un trovatello ragazzino
stretto fra le tue mani,
il mio membro si lascia andare,
cresce sempre più
nell'eccitante movimento d'un'altalena.
Il cuore ora sembra scoppiarmi in petto,
incontrollabile diviene il mio respiro,
esplode come neve bianca
il succo del mio piacere
splendido dono per le tue sapienti mani.
AMPLESSO
I nostri corpi che si scontrano
e si possiedono senza tregua.
Pelle bollente,
segnata,
battuta,
e il sangue che scorre dentro
impazzito.
Fluisco dentro di te
come un'onda inarrestabile
che mi porta a riva,
e poi
mi spinge di nuovo al largo.
Scopro limiti che mi fai superare
ancora prima che io me li ponga.
Non resisto perchè non voglio resistere.
Prima ti penetro la mente con la mente,
poi il sesso con il sesso.
Il tuo corpo apre la folle danza del piacere
e il mio puntuale risponde.
Penetro in te in profondità.
E' come se io stesso entrassi in me,
scavando tra emozioni e desideri
che non conosco
e scopro ogni volta come fosse la prima.
Ti accarezzo
come un soffio di vento
e mi scuoto quando esplodo in te,
quando godo nella parte più intima del tuo corpo,
quando esce l'animale che ruggisce dentro di me.
E in quei momenti,
possiedo anche la parte più intima
della tua anima.
Ti faccio gemere, urlare, tremare, godere, venire.
Per me tu sei sempre
completamente nuda
anche quando sei vestita,
mai ho desiderato tanto conoscerti!
possederti!
amarti!
TI POSSIEDO
Ti guardo negli occhi
e poi ti bacio tirandoti i capelli.
Ti mordo forte la labbra,
ti strattono, ti sgrido, infine ti faccio gemere.
Stringo la tua carne fra le mie mani,
ti spoglio fin dove voglio,
ti costringo in tutto e per tutto.
Ti colpisco forte e non smetto
neppure quando mi supplichi,
poi piego il tuo corpo sul tavolo
e ti espongo, ti offro, ti apro.
Ti insulto,
ti faccio promettere l'impossibile,
m'impongo e dispongo di te,
ti infilo dietro qualsiasi cosa,
la forzo sempre più dentro lasciandola lì come dolce tortura,
ti ficco il mio sesso in bocca fino a non farti respirare.
Poi ti alzo il volto e ti guardo,
ti penetro col mio membro
riempiendoti di me e di altro.
Ignorando le tue lacrime
ti sbatto violentemente,
ti uso,
ti possiedo.
Non puoi più pensare ora
e nemmeno agire.
Finalmente ti ho dominata,
mi appartieni,
sei totalmente mia.
LEGATO
E' inquietante
questa corda nera
come l'atmosfera che respiro
attraverso la benda.
Mi preme sulla pelle
e mentre imprime strani disegni su di essa
sembra che il fuoco divoratore di cui è capace
mi trasformi.
In preda a questo vizio perverso
che mi hai insegnato,
non so difendermi
nè voglio.
Questa corda mi appartiene,
i suoi fili intrecciati m'immobilizzano
iniettando nei miei occhi
sete di sfida.
Le parti del mio corpo vibrano
imprigionate in quella ragnatela di piacere,
risalta inconfondibile il desiderio
di abbandonarmi completamente a te.
STRANE SENSAZIONI
Strane sensazioni pervadono il corpo e la mente
mi attraversano, mi riempiono, mi lacerano, mi annientano:
la frusta, le corde, le catene
tutto mi consuma.
Attraversato, riempito, lacerato e infine annientato
e poi ancora sconfitto, umiliato, usato
in qualunque gesto, in ogni parte del corpo.
Quale grande capacità possiedi!
Quante infinite sensazioni mi regali!
Che potente nettare di piacere mi offri!
Strane sensazioni mi vincono
fino a divenire un tutt'uno di orgasmi
in una perfetta simbiosi.
IL MIO IMPERO
Sono entrato prepotentemente
nella tua anima fortificata.
Inesorabile ho abbattuto ogni tua difesa
e conquistato la tua nuda terra.
E ora
senza nessuna clemenza, nessun mistero
ciò che un tempo era soltanto tuo
adesso è anche mio.
Mi muovo espandendomi dentro te,
come fuoco che brucia appare il mio pene
forte quando divampa,
umiliato quando si spegne.
Ma anche tu sei crollata senza scampo,
nel tuo fragile corpo ormai
ho costruito il mio impero.
Arrenditi a me!
PAGLIACCIO BAMBINO
Tu sensuale, invitante, carnale
magica e perfetta nelle tue assurde follie di donna.
Gemiti appena sussurrati,
orgasmi urlati a squarciagola
ma sei sempre tu, tu e soltanto tu
dolce e glaciale, candida e perversa,
lucente angelo meravigliosamente diabolico.
Tu carne e cibo della mia mente,
pericoloso rifugio per la mia anima,
cavallone impazzito che travolge il mio mare di insicurezza.
Sento di essere un uomo
solo nell'istante in cui vengo in te,
poi torno e resto per sempre
pagliaccio bambino.
LA FINE DELLA MAGIA
Il mio respiro,
il suo.
Il mio battito,
il suo.
I respiri che si accordano
ritmici,
affannosi,
incalzanti,
ansimanti.
Il cuore
batte, batte, batte
tutto il petto batte,
pulsa in gola,
pulsa nell'anima.
I respiri assumo lo stesso ritmo,
la stessa intensità,
si uniscono,
si esaltano.
Un crescendo folle e continuo:
vertigini,
ronzii,
la mente
che ha lasciato ogni controllo.
Le emozioni
sono padrone dei corpi.
Avvinghiarsi,
rotolarsi,
ubriacarsi,
urlare.
Secrezioni,
sudore,
saliva,
odori intensi.
Segnale della fine
o è solo l'inizio?
Silenzio...
assaporando la fine della magia.
Pederastia greca
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Anfora greca con scena tipica di seduzione pederastica, Museo di Monaco
Il termine pederastia deriva dal greco antico παιδ- paid-, "ragazzo", e ἐραστής erastès, "amante". Nell'antica Grecia indica il peculiare fenomeno del rapporto ritualizzato e socialmente codificato del rapporto fra due maschi di età diversa.
Storia dell'omosessualità nell'antica Roma.
Regole sociali e leggi
Gli antichi sapevano che alcuni individui preferiscono persone del loro sesso (paiderastài, gli "amanti dei ragazzi"), altri quelle del sesso opposto (gunaikerastài, "amanti delle donne"), ed altri ancora (amfidéxoi: "ambidestri") non hanno preferenze: si prenda per esempio la spiegazione poetica, che è rimasta famosa per molti secoli, con cui Platone, attraverso il mito dell'androgino spiega poeticamente nel Simposio il motivo per cui gli esseri umani hanno tutti preferenze sessuali diverse.
E nella letteratura antica esiste un vero e proprio genere che mette in scena lo scontro fra un amante dei ragazzi e un amante delle donne, ognuno dei quali spiega perché la sua preferenza sia migliore dell'altra.
Ciò detto, alla prova dei fatti pure chi aveva preferenze per il suo sesso era obbligato dalla società ad avere rapporti eterosessuali, anche solo matrimoniali.
Da questo fatto è nato il mito di una "generale bisessualità" del mondo antico, priva di regole e di leggi, che invece non corrisponde ai documenti che possediamo. La sessualità antica non rispettava, è vero, molte regole per noi importanti, e in certi periodi permetteva rappresentazioni artistiche degli amori omosessuali che hanno scioccato più di un archeologo del diciannovesimo secolo... e quindi può sembrarci libera da regole. In realtà però possedeva altre regole, che noi non possediamo, e alla fine dei conti non è detto che il bilancio fosse necessariamente più favorevole nell'età antica. Per esempio, la società antica aspira sempre a un rapporto fra due partner di potere e forza (per età, condizione sociale, sesso...) diversa, seguendo un ideale completamente diverso rispetto a quello attuale, che cerca rapporti fra partner uguali, o resi idealmente uguali dall'amore.
Anche le nostre leggi sul matrimonio puntano a garantire l'uguaglianza fra i coniugi, mentre quelle del mondo antico sancivano sempre e senza alcun dubbio la superiorità assoluta del maschio rispetto alla donna, cioè la sopraffazione di un partner sull'altro/a.
Nella coppia omosessuale antica c'è così "uno che ama" (erastès, amans, parole che hanno la forma di un participio attivo) ed uno che subisce l'amore, che viene amato (eromènos, amatus: parole che hanno la forma di un participio passivo).
Dunque, anche la coppia omosessuale antica conosce regole non meno ferree di quelle che ha conosciuto la società moderna: semplicemente, non sono le stesse. E di solito non sono affatto migliori delle nostre, perché concedono molta libertà sessuale a chi ha i pieni diritti (politici e sociali), ma poca o addirittura nessuna libertà a chi non li ha (minorenni, schiavi, stranieri... cioè la schiacciante maggioranza della popolazione).
Oltre alle regole non scritte, esistevano poi le leggi vere e proprie contro l'omosessualità.
- Le più importanti di queste leggi erano quelle che in molte città greche rendevano obbligatorio il matrimonio per tutti i cittadini adulti, a meno che non fossero troppo poveri da non poterselo permettere o fossero affetti da malattie invalidanti.
- Altre leggi, come quelle discusse nell'interessantissima arringa Contro Timarco di Eschine, privavano dei diritti del cittadino il giovane che si fosse concesso per denaro.
- Altre ancora, infine, proteggevano puramente e semplicemente dalla seduzione il minorenne che non fosse schiavo, come ad esempio la Lex Scantinia (o Scatinia) romana. A Roma, i bambini liberi circolavano con un apposito amuleto al collo, la bulla, che segnalava la loro condizione sociale.
- Esistevano infine leggi che proibivano il travestimento con i vestiti dell'altro sesso (erano ammesse eccezioni nei momenti di carnevale o alle feste): Arrigo Manfredini ha offerto un'analisi dettagliata di queste leggi spesso trascurate.
Come si vede, affermare che "gli antichi accettavano l'omosessualità", come si sente spesso dire, è falso, sia perché l'omosessualità in quanto comportamento esclusivo era estraneo alla loro mentalità, sia perché il comportamento omosessuale era rigidamente codificato in base all'età, alla posizione sociale e alla condizione dei due partner.
La transizione da paganesimo a cristianesimo
Antinoo, il giovane di cui s'innamorò l'imperatore romano Adriano. Quando l'amato morì, Adriano ne fece letteralmente un dio, innalzandogli decine di statue in tutto l'impero.
Infine non va sottovalutato il fatto che, è vero, nel tardo impero romano fu la condanna cristiana a rendere l'omosessualità un reato (cioè uno stuprum) sempre e comunque; tuttavia la terminologia usata per giustificare la condanna non è cristiana, ma è ripresa dalla filosofia greca e non dalla teologica ebraica. Il concetto di "contro natura", per esempio, viene da Platone, non dalla Bibbia. Per l'ebraismo, l'omosessualità non è "contro natura", ma semmai "impura", "abominazione" (to'ebah).
Per questo motivo occorre fare attenzione a non credere, a torto, che dopo un presunto millennio di tolleranza verso l'omosessualità da parte del mondo pagano, il mondo cristiano abbia improvvisamente e dal nulla imposto la condanna anti-omosessuale. Daccapo, la condanna dell'atto omosessuale per il fatto che "semina sui sassi sterili", non è cristiana, ma viene dalle Leggi di Platone, che nel suo progetto di Stato "totalitario" voleva subordinare la procreazione ai bisogni della collettività.
E ancora, l'idea che la sessualità debba avere una funzione razionale, attraverso la procreazione, non è ancora una volta ebraica: è greca, e deriva dalla morale Stoica che era quella più diffusa all'epoca in cui il cristianesimo trionfò.
Infine, nella proibizione dell'omosessualità esisteva (almeno in parte) il desiderio di tutelare il partner passivo dal disonore sociale che gli deriva dal suo atto. Combattendo contro l'idea che alcune persone (quelle libere) hanno il diritto di usare il corpo di altre (quelle schiave) in qualunque modo desiderano, era abbastanza ovvio chiedere la condanna di un atto che era considerato dalla stessa mentalità pagana uno "stuprum" (un abuso) anche quando avveniva fra persone consenzienti.
Ciò non significa che nel violento rifiuto cristiano dell'omosessualità non ci fosse anche un netto rifiuto del mondo materiale e corporale (che si manifesta anche nei confronti della sessualità eterosessuale, "tollerata" solo perché da qualche parte i figli bisogna pure farli nascere). Significa però che dire che "il cristianesimo "rovesciò" la libera morale sessuale pagana" (una tesi sostenuta sia dai cristiani a titolo di merito, sia dai loro nemici a titolo di colpa) in realtà semplifica eccessivamente un'evoluzione di pensiero molto più complessa, sfumata e soprattutto contraddittoria di quanto di solito pensiamo.
Molti pensatori greci furono infatti violentemente antiomosessuali, al punto che su molte questioni i cristiani dovettero solo recuperare le loro condanne, e riciclarle, corroborandole con l'autorità derivante dalle condanna della Sacra Scrittura, per esempio richiamandosi al mito della distruzione di Sodoma e Gomorra. Una lettura parallela di scrittori cristiani e di loro contemporanei pagani come Seneca oppure Plotino, mostrerà in effetti, in questo campo, molte più convergenze che divergenze.
Caratteristiche MONDO GRECO
Nella Grecia antica la pederastia consisteva in un legame tra un uomo e un adolescente (a partire da almeno dodici anni di età).
Questo genere di coppia traeva la sua legittimazione da numerosi equivalenti simbolici o mitologici tra figure divine o eroiche (Zeus e Ganimede, Apollo e Giacinto o tra lo stesso Apollo e Ciparisso, come tra Eracle e Iolao ed Ila, o ancora tra Teseo e Piritoo).
Alcuni indizi hanno fatto supporre che il fenomeno si sia evoluto a partire dai riti di iniziazione e di passaggio della cultura indoeuropea.
Si trattava di un modo riconosciuto di formazione delle elités sociali, che traduceva la relazione maestro-allievo. I vocaboli indicanti l'uomo e il ragazzo potevano variare da una città all'altra: per esempio erastes ("amante") e eromenos ("amato") ad Atene, eispnelas ("ispiratore") e aites ("auditore") a Sparta.
Anche le modalità della relazione differivano a seconda delle città e i rapporti sessuali potevano o meno essere permessi all'interno della relazione.
L'arpaghè cretese
Creta ci offre il modello più antico di pederastia codificata attraverso il ratto rituale detto arpaghé ("rapimento"), che ci è stato tramandato dallo storico Eforo di Cuma.
Dopo averne fatto l'annuncio e aver ottenuto l'approvazione del padre, l'uomo procedeva al rapimento rituale del ragazzo.
Incominciava così un periodo di apprendistato sotto la responsabilità dell'adulto, che si ritirava in campagna con il ragazzo per un periodo di due mesi, nel corso del quale questi imparava a diventare un abile cacciatore e un coraggioso combattente.
In questo periodo, se il ragazzo voleva, la coppia praticava attività sessuali. Si considerava normale che il ragazzo si offrisse al suo maestro per desiderio e come segno di riconoscenza per gli sforzi che costui consacrava alla sua formazione.
Al termine del periodo il ragazzo era ricondotto in città e veniva festeggiato pubblicamente il suo ritorno e la sua "rinascita" nella società, nella quale poteva ora assumere il suo ruolo di uomo e cittadino. Tre doni rituali erano d'obbligo: un bue, un'armatura e una coppa, in riferimento all'agricoltura, alla guerra e alla religione. Adesso pure poteva denunciare l'adulto e rompere le relazioni se costui lo aveva costretto. Questa iniziazione rituale non riguardava (come rivela anche il costo notevole dei tre doni rituali) l'insieme dei cittadini, ma solo i membri delle elités dominanti: coloro che l'avevano portata a termine si vedevano riconoscere particolari segni di onore.
Sparta
A Sparta questo tipo di rapporto era previsto e regolato dalle leggi (codice di Licurgo). L'uomo doveva preliminarmente guadagnarsi l'affezione del ragazzo, a differenza che a Creta o ad Atene, dove questo consenso, sebbene considerato preferibile, non era tuttavia richiesto.
Era considerato in generale normale per un uomo essere attratto da un ragazzo, il quale doveva tuttavia possedere la kalokagathia, cioè le due caratteristiche della bellezza e del valore (essere καλός kalos, ossia "bello" e ἀγαθός agathos, "buono", "coraggioso", "onesto").
Atene
Ad Atene la pratica sembra aver subito un'evoluzione, trasformandosi da rituale aristocratico e guerriero rivolto alla formazione dei giovani, in uso meno rigoroso, maggiormente centrato sull'estetica e i sensi.
Questa differente modalità comportò deviazioni, spesso criticate dagli autori antichi. Degli uomini potevano rivaleggiare in regali nel cercare di conquistarsi le attenzioni di un ragazzo e alcuni giovani ne approfittavano, accordando i propri favori al più alto offerente.
Contro questa sorta di prostituzione, Platone fu particolarmente critico, criticando prima le deviazioni di questa pratica istituzionalizzata (nei dialoghi del Simposio e di Fedro) e successivamente arrivando ad ipotizzarne l'abolizione nel testo de Le Leggi.
CONCHIGLIA
CONCHIGLIA
Come una conchiglia
che racchiude in sé
i profumi e i segreti del mare,
attendi che le mie mani calde
si posino su te,
forti e gentili,
per raccogliere la tua essenza.
Spuma di mare e salsedine sulla mia pelle,
accarezzi il mio involucro
fragile eppur millenario con te vicino
mi osservi mostrandomi la tua fiduciosa nudità,
per poi sussurrarmi all’orecchie
suadenti parole d’amore
in un mistico erotismo.
Portami con te
nell’intimità di un pensiero ribelle,
cullami,
come onda che lambisce le coste,
scaldami,
con carezze e sguardi penetranti
infine vivimi.
Tu sarai per me fantasia che non teme realtà
ed io sarò per te complice silenzioso e compagno di giochi
di fughe e ritorni,
innocenze e malizie
brezze di desiderio
che spirano gioiose
e rallegrano il cuore.
E saremo
semplicemente noi,
attimi di vita,
creature senza tempo
anime viventi
liberi.

NISIDA tratta dal libro di C. Cisco "Enigmi interiori"
NISIDA
Sconosciuta Nisida, sacerdotessa del male
misteriosa, imprendibile, diabolicamente angelica
dimmi ti prego: chi sei?
Fai parte del mio mondo mortale
o ti ha partorito la mia immaginazione?
Sei una creatura di carne e ossa
oppure un'entità figlia di magia e misteri?
Ogni notte ed alla stessa ora
puntuale mi rapisci col tuo campo magnetico
invisibile alone che dà piacere e uccide
e mi traforma in alieno uguale a te
estrema lotta fra carne e spirito
drammatico calvario di orgasmi e morte.
Ti scongiuro Nisida
svelami il tuo complicatissimo enigma
e rivelami se è donna o fantasma
colei che di notte fa l'amore con me.
Amabile folle creatura
da quale mondo vieni?
che poteri hai?
che specie di demone sei?
Non ho paura di te, sai
ma le conseguenze di questa tua presenza in me
non sono in grado di controllarle.
Io so da sempre
di non essere normale
legato da un cordone ombelicale alla solitudine
perso nei labirinti dell'angoscia
sospeso tra le forze del bene e quelle del male
aggrappato solo all'arte ed alla sua creatività.
Ma tu inafferrabile Nisida
sei una lama affondata nella mia carne
una voce lunare che mi guida la mente
ed hai disintegrato ogni equilibrio
ormai sono folle più dei folli.
E' tempo di portarmi con te, seducente Nisida
questo mondo non è più per me
la mia anima è troppo inquieta e gitana per rimanere ancora,
ho conosciuto solo tenebre
ora voglio entrare nella luce.

TEMPESTA SPETTRALE
Passione
risplende
nel miraglio della lussuria
come fuoco
che arde
vane emozioni.
Frammenti rosso rubino
riflettono
il femmineo profilo
di suadente fascino
alchimia di incanto e fertilità.
Ricordo effimero
di perduto amore
volteggia
come foglia
al gelido vento
per poi svanire
in un anelito
di vivo sentimento.
offuscati i nostri lumi
dentro di noi saette
come serpi di una tempesta imminente
ritardata dal vento
strisciante dei nostri
mille brevi baci
e taci, taci...
pulsa parole e brama la mente
di voglia ossessiva
stropiccia d’arancia la pelle
e piega le gambe debolmente
ad ogni graffio
ad ogni morso
ad ogni soffio...
una cerniera lampo
scivola lenta in verticale
giù fino all’ossosacro
sinuosa sbaraglia il campo
come un freddo bisturi
la tua colonna vertebrale...
fa' piano ché dentro di noi
la tempesta in corso
la diplomazia dei gesti
è all’erta per dilungare
questa lotta eterea
in questa notte eterna...
lesto sulle tue labbra
soave sul tuo neo
ti guardo cedere dolcemente
t’accarezzo da brividi il collo
e m’arrampico tra le tue valli...
ti adoro inginocchiato e fedele
bacio il tuo letto a mani tese
guanto d’ansia e di finta quiete
assorbito dal tuo incenso
frustato dalle tue catene
e ingoiato dalla forca...
frutto di mare
libertà e male
ti mangio crudo
sei il bisogno
sei vizio
sei sazietà animale
in questo lampo notturno
sei tempesta spettrale.

COMPLICE ARMONIA
Visi sconosciuti
dipinti sull’identica tela
nell’attesa di un sogno,
arrivano a percepire la vibrazione
di somiglianze ancestrali,
scoprendo gli occhi
a disegnare fuggevoli
momenti di serenità dell’anima.
Divisi da terre lontane
affiora il desiderio
di sentire le voci,
di sfiorare attimi di complice armonia
per nutrire lo stupore
che avvicina le emozioni più profonde.
Così, gemelli nel respiro,
camminando mano nella mano,
compagni d’avventura
del destino incantato,
una cascata di luce
inonderà l’intima passione
di una carezza al chiaro di luna.
Sarà la gioia di un incontro.
Per un lunghissimo istante…
che apparirà vicino all’infinito
in cui equilibrio e grazia,
liberando i sensi più puri,
concederanno il privilegio
di abitare lo stesso mondo.

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LETTERATURA EROTICA di Claudio Cisco
EROS E MORTE
Eros e morte
camminano insieme,
l'uno a fianco dell'altro,
dall'origine dell'universo
sino all'eternità.
Non può esistere il sesso
senza l'incombente presenza della morte,
e non si può morire per sempre
se non si sparge prima su questa terra il seme dell'amore.
Ogni essere umano comincia a morire
da quando un orgasmo lo genera,
e conserva nella memoria d'una lapide
parte di quell'amore che non separa la vita dalla morte.
Non c'è maga Circe capace di convincere Ulisse
col dono dell'immortalità,
e non esiste spada di Damocle sul punto di crollare
che spaventi l'uomo
perchè quest'ultimo,
ostinato e vanitoso,
innamorato di quel breve soffio che è la vita,
è pronto a sfidare persino gli dei
pur di amare e morire,
respirando fino all'ultimo alito di vita,
sfruttando anche l'ultima goccia di sangue che arrivi al cuore.
Dinanzi a tanta meravigliosa presunzione di vitalità
anche l'Onnipotente resterebbe senza parole.

MADRE E FIGLIO
Perchè sei così sporco, figlio mio?
sembri il figlio di nessuno!
Ho fatto l'amore per la prima volta, madre!
con una grande signora.
Perchè l'hai fatto, figlio mio?
c'è il tempo giusto per ogni cosa.
Volevo farlo, madre!
non volevo avere rimpianti.
Ma sei impazzito, figlio mio!
hai imboccato una strada sbagliata.
Forse sto sbagliando, madre!
ma abbiamo sentito di farlo sulla terra e nel fango.
Tu hai perso il senno della ragione, figlio mio!
non ascolti più neanche tua madre.
Io ti voglio ancora bene, madre!
ma oggi ho scoperto di avere un'altra madre:
è questa terra che stringo nelle mani,
e l'aria che sto respirando,
e la natura, il mondo, l'universo
e tutto ciò che mi sta intorno.
E quando mi sentirò triste e solo,
mi arrotolerò con gioia nel fango,
soffierò felice sulla polvere delle mie mani,
bacerò i fiori dei campi
e mi laverò la faccia con l'acqua dei ruscelli.
Non ti capisco e non ti riconosco più, figlio mio!
ma come parli?
Io invece ora mi conosco bene, madre!
parlo col linguaggio dell'amore!
E darei tutto quel che ho
pur di trasmetterti la felicità che ho dentro.
IL MIO CORPO SUL TUO CORPO
Il mio corpo sul tuo corpo
si muove lentamente.
Il mio corpo sul tuo corpo
si dimena dolcemente.
Voglio scoprire il tuo segreto,
sprofondare nell'intima tua essenza
fino a esplodere in te violentemente
svuotando il mio liquido nel tuo nido inebriante.
Ora che sono in te
non puoi più nascondermi nulla,
ho svelato il tuo mistero di donna,
io ti possiedo, so tutto di te.
Prepotente,
sono entrato nella tua inesplorata caverna,
e nei tuoi umidi anfratti
sto scivolando.
Sono io il tuo corpo.
Sono io l'universo.
BIANCANEVE
Ragazzini eravamo forse bambini
una decina circa non di più
8-10-13 anni al massimo
queste le nostre età.
35 anni aveva lei se ben ricordo
Biancaneve la chiamavamo noi,
per cinque mila lire il pisellino ci toccava,
per dieci lo succhiava.
Infine per trenta mila l'amore faceva
e sempre con uno per volta
mai tutti assieme
o più di uno.
Com'era bella Biancaneve nostra!
Com'era dolce e comprensiva!
Come ci sapeva fare!
Un dolce segreto era e nessuno di noi mai parlò.
Per caso l'ho rivista dopo 30 anni e forse più
appesantita, invecchiata, sfiorita, la nonna pareva
di quella Biancaneve conosciuta allora
ma un sussulto al cuore ho avuto lo stesso nel vederla:
"Biancaneve!"
d'istinto le ho detto senza volerlo,
"Prego?"
mi ha risposto stupita lei.
LE TUE MANI
Le tue mani morbide più della seta
sfiorano con dolcezza il mio pene,
lo accarezzano,
lo stringono,
lo muovono.
Chiudo gli occhi
mi concentro su quel delizioso piacere,
sospiro piano,
mi abbandono vinto,
abbraccio l'estasi.
Come un trovatello ragazzino
stretto fra le tue mani,
il mio membro si lascia andare,
cresce sempre più
nell'eccitante movimento d'un'altalena.
Il cuore ora sembra scoppiarmi in petto,
incontrollabile diviene il mio respiro,
esplode come neve bianca
il succo del mio piacere
splendido dono per le tue sapienti mani.

AMPLESSO
I nostri corpi che si scontrano
e si possiedono senza tregua.
Pelle bollente,
segnata,
battuta,
e il sangue che scorre dentro
impazzito.
Fluisco dentro di te
come un'onda inarrestabile
che mi porta a riva,
e poi
mi spinge di nuovo al largo.
Scopro limiti che mi fai superare
ancora prima che io me li ponga.
Non resisto perchè non voglio resistere.
Prima ti penetro la mente con la mente,
poi il sesso con il sesso.
Il tuo corpo apre la folle danza del piacere
e il mio puntuale risponde.
Penetro in te in profondità.
E' come se io stesso entrassi in me,
scavando tra emozioni e desideri
che non conosco
e scopro ogni volta come fosse la prima.
Ti accarezzo
come un soffio di vento
e mi scuoto quando esplodo in te,
quando godo nella parte più intima del tuo corpo,
quando esce l'animale che ruggisce dentro di me.
E in quei momenti,
possiedo anche la parte più intima
della tua anima.
Ti faccio gemere, urlare, tremare, godere, venire.
Per me tu sei sempre
completamente nuda
anche quando sei vestita,
mai ho desiderato tanto conoscerti!
possederti!
amarti!

TI POSSIEDO
Ti guardo negli occhi
e poi ti bacio tirandoti i capelli.
Ti mordo forte la labbra,
ti strattono, ti sgrido, infine ti faccio gemere.
Stringo la tua carne fra le mie mani,
ti spoglio fin dove voglio,
ti costringo in tutto e per tutto.
Ti colpisco forte e non smetto
neppure quando mi supplichi,
poi piego il tuo corpo sul tavolo
e ti espongo, ti offro, ti apro.
Ti insulto,
ti faccio promettere l'impossibile,
m'impongo e dispongo di te,
ti infilo dietro qualsiasi cosa,
la forzo sempre più dentro lasciandola lì come dolce tortura,
ti ficco il mio sesso in bocca fino a non farti respirare.
Poi ti alzo il volto e ti guardo,
ti penetro col mio membro
riempiendoti di me e di altro.
Ignorando le tue lacrime
ti sbatto violentemente,
ti uso,
ti possiedo.
Non puoi più pensare ora
e nemmeno agire.
Finalmente ti ho dominata,
mi appartieni,
sei totalmente mia.
LEGATO
E' inquietante
questa corda nera
come l'atmosfera che respiro
attraverso la benda.
Mi preme sulla pelle
e mentre imprime strani disegni su di essa
sembra che il fuoco divoratore di cui è capace
mi trasformi.
In preda a questo vizio perverso
che mi hai insegnato,
non so difendermi
nè voglio.
Questa corda mi appartiene,
i suoi fili intrecciati m'immobilizzano
iniettando nei miei occhi
sete di sfida.
Le parti del mio corpo vibrano
imprigionate in quella ragnatela di piacere,
risalta inconfondibile il desiderio
di abbandonarmi completamente a te.

STRANE SENSAZIONI
Strane sensazioni pervadono il corpo e la mente
mi attraversano, mi riempiono, mi lacerano, mi annientano:
la frusta, le corde, le catene
tutto mi consuma.
Attraversato, riempito, lacerato e infine annientato
e poi ancora sconfitto, umiliato, usato
in qualunque gesto, in ogni parte del corpo.
Quale grande capacità possiedi!
Quante infinite sensazioni mi regali!
Che potente nettare di piacere mi offri!
Strane sensazioni mi vincono
fino a divenire un tutt'uno di orgasmi
in una perfetta simbiosi.
IL MIO IMPERO
Sono entrato prepotentemente
nella tua anima fortificata.
Inesorabile ho abbattuto ogni tua difesa
e conquistato la tua nuda terra.
E ora
senza nessuna clemenza, nessun mistero
ciò che un tempo era soltanto tuo
adesso è anche mio.
Mi muovo espandendomi dentro te,
come fuoco che brucia appare il mio pene
forte quando divampa,
umiliato quando si spegne.
Ma anche tu sei crollata senza scampo,
nel tuo fragile corpo ormai
ho costruito il mio impero.
Arrenditi a me!
PAGLIACCIO BAMBINO
Tu sensuale, invitante, carnale
magica e perfetta nelle tue assurde follie di donna.
Gemiti appena sussurrati,
orgasmi urlati a squarciagola
ma sei sempre tu, tu e soltanto tu
dolce e glaciale, candida e perversa,
lucente angelo meravigliosamente diabolico.
Tu carne e cibo della mia mente,
pericoloso rifugio per la mia anima,
cavallone impazzito che travolge il mio mare di insicurezza.
Sento di essere un uomo
solo nell'istante in cui vengo in te,
poi torno e resto per sempre
pagliaccio bambino.

LA FINE DELLA MAGIA
Il mio respiro,
il suo.
Il mio battito,
il suo.
I respiri che si accordano
ritmici,
affannosi,
incalzanti,
ansimanti.
Il cuore
batte, batte, batte
tutto il petto batte,
pulsa in gola,
pulsa nell'anima.
I respiri assumo lo stesso ritmo,
la stessa intensità,
si uniscono,
si esaltano.
Un crescendo folle e continuo:
vertigini,
ronzii,
la mente
che ha lasciato ogni controllo.
Le emozioni
sono padrone dei corpi.
Avvinghiarsi,
rotolarsi,
ubriacarsi,
urlare.
Secrezioni,
sudore,
saliva,
odori intensi.
Segnale della fine
o è solo l'inizio?
Silenzio...
assaporando la fine della magia.

SOLO UN ISTANTE
Il cuore che scoppia,
il respiro affannoso.
Esplodo finalmente
come unico rimedio
per non impazzire di piacere
ma è solo un istante!
La mente si svuota,
lentamente sento uscire
poco a poco ciò che è di lei.
Non sento più le mani, le gambe
non so più chi e dove sono:
odore, sudore, respiro
non sento più nulla!
non ho più un corpo,
mi sfugge l'anima.
E' solo un istante,
poi mi sento leggero.
Una piuma che lieve
si culla tra le nuvole
in un cielo immenso
e mai si posa.
Rientro di colpo nella realtà
disteso sopra il suo corpo abbandonato:
ho soltanto amato!
FRA LE TUE COSCE
Ora che mi ritrovo fra le tue cosce
vorrei stare fermo per un istante:
donna di terra e di acqua
plasma la mia nella tua intensità!
invadi anche la mia mente!
prendi tutto del mio essere!
Io cane fedele d'ogni tuo desiderio
desisto nel non voler più il poeta in me
in questa sera di stelle senza tempo,
dove in una folle danza di erotismo
si perde persino il mio gemito
formica nella tua foresta di peli.
Donna che mi ami senza amore,
non è alba o tramonto,
non è estate o inverno
e non è nemmeno gioia o dolore:
è un fiore che germoglierà tra le tue cosce
donato insieme con te a questo mondo.

NETTARE DI TE
Col fuoco addosso
umida tana
non placa il rogo
che di te s'avvampa.
Dentro il tuo corpo
su quel sentiero
inseguo paradisi
a luci spente.
Nel tuo regno
frugo l'oscuro
cercando sensazioni
oltre il tempo.
Ti desidero
in quel possederti
gocce di sole vanno
oltre il cielo.
Esplorandoti
oscuro tunnel
dov'è racchiusa in te
luce di stelle.
Sabbie mobili
affondano nel clitoride
ma in quel cader mio
non cerco scampo.
Mappe d'estasi
sul tuo mare
disegnano le magie
dell'infinito.
Nettare di te
raccolgo le gocce
d'oscuri paradisi
fra i cespugli.

UN LAMPO NELL'OMBRA
Donna completa, mela carnale, luna calda
denso aroma d'alghe, fango e luce mischiati
quale oscura chiarezza s'apre tra le tue colonne?
Quale antica notte tocca l'uomo con i suoi sensi?
Ahi! amare è un viaggio con acqua e con stelle,
con aria soffocata e brusche tempeste di farina,
amare è un combattimento di lampi
fra due corpi da un solo miele sconfitti.
Bacio a bacio percorro il tuo piccolo infinito,
i tuoi margini, i tuoi fiumi, i tuoi minuscoli villaggi,
e il fuoco genitale trasformato in delizia
corre per i sottili cammini del sangue,
si precipita come un garofano notturno
fino a essere e non essere che un lampo nell'ombra.
EROS D'ESTATE
E siamo
mari in tempesta
venti che onde
già portano in cielo,
aliti ardenti
che accendono di fiamma
l'umida tua pelle.
S'intrecciano le dita
a catturar magie
mentre
sotto le stelle
un vulcano si risveglia.
Nudi
vestiti d'amore,
ci prendiamo,
ci sentiamo
annullandoci a vicenda.
Il tempo dei sogni
s'è assopito,
ora pulsa la vita,
l'amore!
Ed il respiro,
frenetico,
corre
sui ritmi
dell'estate.
CANTO DI DELIZIA
La mia lingua sfiora la tua lingua,
il mio sesso nel tuo sesso,
il mio cuore nel tuo cuore,
la mia vita nella tua.
Anima sguarnita da ogni vincolo
stretta a me in un desiderio sfrenato
rincorre la perfetta incarnazione del godimento.
Bagnato è il tuo corpo
di linfa sacra
dove riposa la più alta eccitazione
delle fantasie più proibite ed inconscie.
Profumo di rose appena colte
sparse nel tuo campo che ho appena sconfinato,
in un sussulto il tuo respiro
sa di mandorle e canditi.
I tuoi vagiti si fondono con i miei
creando intensi movimenti fisici
di pura creazione artistica
tramutandosi in un canto di delizia.
GODI
Eccoti giungere
stanotte e mille altre ancora
preda esclusiva del mio letto,
trappola divina di desiderio.
Su colline di creta morbida
i miei baci sparpagliati,
accarezzami con gli occhi
mentre scorri sul mio cuore arso.
Benvenuta, entra!
Spengo la luce?
Soffio sul buio e ti accolgo,
senza una parola
ingurgiti il mio sesso
bevendone avida il succo.
In un abbraccio stordito
mi trascini giù
su lenzuola chiare
che odorano ancora di candele spente,
ritratto di mani voraci e volti sconosciuti.
Nel silenzio
che ci avvolge insieme,
strappi incauti di sospiri,
orgasmi che ritmicamente si susseguono
e che rammendo senza fretta.
No, non chiedermi niente!
Godi...

EGOISMO SOLITARIO
Sono il re
del mio egoismo solitario
che ha coscienza
soltanto per esprimerla in privato
in una totale esaltazione dei sensi.
Io non cerco più
un rapporto dialettico tra me e gli altri
e la mia concezione estetizzante della realtà
diviene dominio sulla folla,
forma una solitudine privata
dove il mio pene riaffiora docile tra le mie mani
fino a divenire una strana sensualità
fuori dai sensi
trasformata in un processo di spiritualizzazione.

SPREMI IL MIO SUCCO
Spremi il mio succo ragazza!
spremi tutta la vigna
e beviamo sino ad esserne ebbri
che anch’io sono pazzo di te
e di nuovo ardo di febbre.
Spremine ancora e ancora
e riempi la coppa proibita
per brindare sorella all’aurora
splendida amante della vita.
PASSIONI FRA DONNE
Danziamo molto vicine
ma non ci tocchiamo,
una specie di intimità sessuale ben presto
ci costringe a usare le mani.
La notte è calata su noi
ma la musica ci riempie di energia,
è eccitante spingerti su me,
adoro sentirti mia.
Bere dalla tua bocca
ha un significato purificante per la mia arte,
è così inebriante il tuo odore,
sai che hai la voce sensuale.
Sei divina, così aggressivamente tenera,
farò di tutto per raggiungerti in quella sfera magica
delle nostre menti che non sanno spegnersi
nemmeno quando il corpo sa di anima.
Perdonami se non ho parole
per dirti quanto ci tengo alla luce
che vedo nei tuoi occhi,
siamo in pochi
ad averla ancora.
Stringimi, baciami, mordimi, abbracciami!
Non voglio restare sola
ora che tu con un sorriso
cacci via ogni malinconia.
Non posso che cercare
di fare del tutto per renderti mia
perché sei splendida, splendida, splendida
così come sei.

CREATURE SAFFICHE
Svelatemi
o Numi del cielo
o amabile Venere
o chiunque abbia creato l’Eros,
svelatemi vi scongiuro
l’arcano mistero di costoro:
son giovanissime dee puttane
e dolci figlie di Saffo?
Ninfette in amore,
amabili creature saffiche
con i loro giovani corpi nudi
attorcigliati e avvinghiati uno sull’altro
fino a formarne un solo.
Anima nell’anima
respiro nel respiro
fiamme di paradiso.
Acerbi potentissimi sensi
scambiatevi lancinanti effusioni,
esplodete di malizia e innocenza.
Brividi, sussulti e fremiti
son lugubri rintocchi di messa funebre,
orgasmi, orgasmi e orgasmi
rosari sussurrati nel silenzio della chiesa.
Grazie potente Zeus
grazie divinità tutte dell’Olimpo
per avermi donato occhi
che possono ammirare
così celestiale visione.
Perdonami Dio della bontà e della purezza
ma io non so rinunciare
alla tentazione di quei corpi.
L’EFEBO NELL’ANTICA GRECIA
Che splendor mio grazioso giovinetto
quasi femmineo puro tutto ben curato
sii pronto su è giunta l’ora
d’esser da viril uom sodomizzato.
Oh si è bello è natural
e l’accoppiamento sai è gran giusta cosa
eroe e signor diman anche tu sarai
assai degno di fedele sposa.
Che aperte menti pensatrici
avean quei greci valorosi!
oggi mamma mia che tabù sarebbe
s’aprirebber celle per ricchi e per morosi.
Come corri in fretta pazza civiltà
c’è internét altro che lontan caverne
siam del progresso già tutti robots
e al natural piacer addio senza più goderne.
Così Sant’Uomini col mal dentro Sé stessi
san trovarlo ovunque persin dove non sta
e ciò che con durezza sono pronti a condannar
in segreto è praticato in Lor Sacra Autorità.
www.claudiocisco.blog.tiscali.it
CLAUDIO CISCO blog per riflettere
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EROS NELL'ANTICA GRECIA
"CREATURE SAFFICHE"
Svelatemi
o Numi del cielo
o amabile Venere
o chiunque abbia creato l'Eros,
svelatemi vi scongiuro
l'arcano mistero di costoro:
son giovanissime dee puttane
o dolci figlie di Saffo?
Ninfette in amore,
amabili creature saffiche
con i loro giovani corpi nudi
attorcigliati e avvinghiati uno sull'altro
fino a formarne uno solo.
Anima nell'anima,
respiro nel respiro,
fiamme di paradiso.
Acerbi potentissimi sensi
scambiatevi lancinanti effusioni,
esplodete di malizia e innocenza.
Brividi, sussulti e fremiti
son lugubri rintocchi di messa funebre,
orgasmi, orgasmi e orgasmi
rosari sussurrati nel silenzio della chiesa.
Grazie potente Zeus!
Grazie divinità tutte dell'Olimpo
per avermi donato occhi
che possono ammirare
così celestiale visione.
Perdonami Dio della bontà e della purezza!
ma io non so rinunciare
alla tentazione di quei corpi.



"L'EFEBO NELL'ANTICA GRECIA"
Che splendor mio grazioso giovinetto
quasi femmineo puro tutto ben curato
sii pronto su è giunta l'ora
d'esser da viril uom sodomizzato.
Oh sì è bello è natural
e l'accoppiamento sai è gran giusta cosa
eroe e signor diman anche tu sarai
assai degno di fedele sposa.
Che aperte menti pensatrici
avean quei greci valorosi!
oggi mamma mia che tabù sarebbe
s'aprirebber celle per ricchi e per morosi.
Come corri in fretta pazza civiltà
c'è internèt altro che lontan caverne
siam del progresso già tutti robots
e al natural piacer addio senza più goderne.
Così Sant'Uomini col mal dentro Se stessi
san trovarlo ovunque persin dove non sta
e ciò che con durezza son pronti a condannar
in segreto è praticato in Lor Sacra Aurorità.
Sessualita' tra maschi
L'idea che i rapporti sessuali con i giovani maschi potessero sollevare preoccupazioni può sembrare strano in una società come quella Greca – che ben tollerava l' omosessualità – nel caso non si consideri che essi non vedevano una sessualità come alternativa all'altra: si poteva amare benissimo uomini e donne indistintamente, in quanto i greci nell'amore cercavano il bello indipendentemente dal sesso di chi amavano; pertanto, amare donne o ragazzi era solo una faccia diversa della stessa medaglia.
Quel che destava preoccupazione, semmai, era lasciarsi andare ai sensi – senza far preferenze, una donna come un ragazzo: questo era considerato un amore volgare, effettuato solo per soddisfare le pulsioni tramite l'atto sessuale – i greci definivano infatti virtuoso chi sapeva resistere alle tentazioni, come Socrate con Alcibiade nel Simposio.
Amare i ragazzi era una pratica permessa dalle leggi, celebrata nei riti e dalla letteratura; diventavano oggetto di scherno però i ragazzi che si concedevano troppo facilmente, o gli effeminati; il rapporto tra uomini nell'antica Grecia sollevava problemi morali di grande complessità, specialmente nell'amore perfetto, quello tra un adulto (attivo) e un giovane (passivo) che non avesse ancora completato la propria formazione: esso era parte dell'educazione (paideia), all'amore in questo specifico caso.
Mentre l'amore tra due giovanissimi era cosa ordinaria – a prescindere dai ruoli – il rapporto tra uomini adulti poteva a volte venir elogiato per la tenacia con cui era mantenuto (ma anche fatto scherno da alcuni, come Aristofane nelle sue commedie, poiché la passività era estremamente malvista in un adulto); questi tipi di rapporto non provocavano comunque grandi dibattiti sulla morale, alimentati solo dai rapporti con grande differenza d'età.
Questi, quando ben eseguiti, erano i rapporti d'amore perfetto; ma per ben praticare questo tipo di amore si doveva sottostare a precise, strettissime regole: l'amante doveva mostrare il proprio ardore per poi moderarlo, servire l'amato e concedergli regali. L'amato, invece, dovrà evitare di concedersi facilmente, ricompensare l'amante per servigi e regali e – soprattutto – concedersi senza superficialità, mettendo alla prova l'amante.
Il rapporto tra adulto e ragazzo è estremamente diverso dai rapporti con le donne: è per prima cosa aperto, nel duplice senso di poter essere svolto ovunque (il rapporto matrimoniale prevedeva invece una separazione dell'uomo dalla donna in sfere d'influenza maschili o femminili) e che il risultato del proprio corteggiamento è imprevedibile: il ragazzo ha il pieno diritto di rifiutare le proposte dell'amante; la donna era invece sottoposta alla direzione dell'uomo. Altra problematica era l'età del ragazzo: alla sua prima barba, non sarebbe più stato conveniente per lui lasciarsi andare a certi amori, così come l'adulto sarebbe stato oggetto di critiche: gli stoici erano criticati per estendere questi rapporti fino ai 28 anni, ad esempio.
Non erano esenti da critiche neanche gli amori con ragazzi troppo giovani: la tenera età non permetteva di conoscere il vero valore dell'amato.
L'attenzione data all'età ha poi contribuito a rendere il corpo dell'adolescente sinonimo di perfezione, giovane e delicato di forme, specialmente se in lui la virilità non è ancora presente ma se ne intravedono i futuri tratti. Quando il ragazzo non sarà più in età d'amori, si dovrà convertire il rapporto d'amore in amicizia (questa, a differenza dell'amore, duratura perché non legata alla bellezza e annulla le distanze tra uomo e ragazzo), meglio se quest'ultima si instaura già durante il rapporto.
Altre differenze col rapporto matrimoniale si trovano poi nella presenza dell' eros: nella vita matrimoniale esso può anche non sussistere; nel rapporto tra uomo e ragazzo, esso è motore del tutto, complice la libertà del ragazzo di rifiutare le attenzioni.
L'onore di un ragazzo
Dall' Eroticos di Demostene ricaviamo molte informazioni sulle pressioni cui era sottoposto il giovane nei rapporti tra uomo e ragazzo: il giovane amato, essendo tale per la propria nobile natura, non deve mai e poi mai comportarsi in maniera tale da essere coperto d'infamia.
La sua onorabilità va preservata non per salvaguardare le possibilità di sposarsi (come avvenne per le ragazze del medioevo) quanto perché, se non la mantenesse, potrebbe mettere a rischio il suo futuro status nella città – pertanto il giovane ha l'obbligo di preservare la propria virtù, e di impegnarsi a preservare quella dei giovani una volta divenuto adulto – l'adolescenza è per lui un test, in cui si verifica la sua virtù: quando sarà diciottenne sarà sottoposto alla dokimasia (esame con cui si veniva abilitati a ricoprire cariche pubbliche) e la sua condotta morale durante l'adolescenza sarà presa in esame.
Il giovane diventa tanto più onorabile quanto più assume una buona postura, parla bene, frequenta gente virtuosa (punti saldi dell'educazione greca); ma soprattutto, quanto più si comporta bene in amore. L'autore non reputa degno solo chi non si concede mai, ma chi lo fa nel giusto.
Se però il testo dà diverse indicazioni sui comportamenti da tenere nel rapporto, non né dà alcuna a riguardo del rapporto fisico in sé, a parte ricordare che egli deve rifiutare favori sessuali che portino al disonore, senza dire quali essi siano; possiamo ragionevolmente supporre che fossero le pratiche sessuali con cui un giovane finisce per diventare semplice oggetto nelle mani dell'amante.
L'OMOSESSUALITA'
Dai Greci dell'età classica era considerato vergognoso il rapporto omosessuale tra adulti; non desteva invece nessuno stupore che un uomo si sentisse sessualmente attratto da un bel ragazzo imberbe e che intrattenesse con lui rapporti erotici. Non si trattava però di una vera e propria omosessualità, nel senso che l'amore omosessuale coesisteva con le pratiche eterosessuali e probabilmente, in qualche misura, anche le influenzava: la pittura vascolare a alcuni epigrammi ellenistici mostrano casi di sodomia eterosessuale. D'altra parte, il ragazzo, una volta adulto prendeva regolarmente moglie e a sua volta amava donne e ragazzi. Le ragioni di questa sorta di polivalenza sessuale sono da ricercare sia nella segregazione dei sessi nell'adolescenza, che avrà contribuito ad instaurare pratiche destinate a mantenersi in età adulta, sia, soprattutto, nel fatto che il rapporto tra gli uomini era l'unico che prevedesse un partner di pari livello, scelto liberamente e conquistato dopo un regolare corteggiamento: una soluzione all'insegna del disinteresse delle parti, che certo non aveva luogo nè con la sposa legittima, frutto di un accordo famigliare nè con etere e prostiture, che erano per lo più straniere o schiave prezzolate, e forse nemmeno con la concubina, che pure beneficiava di integrazione famigliare. Non mancano gli esempi nella letteratura come nel mito: la poetessa Saffo canta il suo amore per le ragazze del circolo del tiaso, il lirico Teognide dedica interi componimenti alla formazione morale del suo giovane amante Cirno, Zeus per avere il bel Ganimede sempre accanto a lui lo porta sull'Olimpo donandogli l'immortalità. L'amore omosessuale è stato dunque uno spunto fondamentale per la produzione letteraria dall'epoca arcaica all'età classica e assumeva un ruolo basilare e quasi istituzionale nella formazione intellettuale dei giovani preparandoli ad affrontare i diversi aspetti della vita da adulti.
L'oggetto del piacere
Il motivo per cui il giovane perdeva la propria onorabilità nel concedersi come oggetto all'amante è da ricercarsi nel parallelismo tra rapporto sessuale e rapporto sociale: se infatti il ruolo attivo veniva glorificato in quanto espressione di superiorità sul partner, ne consegue che l'inevitabile passività di un partner doveva portare a disistima.
Se con gli schiavi e con le donne non era un problema – i primi erano considerati oggetti, non solo nella pratica sessuale, mentre le donne concedendosi come sottomesse non venivano biasimate: questo era il loro ruolo per natura, e sottomettersi era anzi considerato degno di stima in quanto rispettavano lo status che la natura gli aveva imposto – con un ragazzo, cioè un uomo libero che in futuro avrebbe partecipato al governo della polis, il problema si poneva. La sua eventuale accettazione della passività – e pertanto inferiorità – avrebbe comportato, una volta divenuto adulto e sottoposto a dokimasia, gravi problemi: nella massima forma di accettazione dell'inferiorità, cioè la prostituzione (veniva chiamata tale sia concedersi per denaro, sia per favori) al giovane sarebbe stato precluso ogni incarico pubblico.
È questa la chiave per comprendere i diversi atteggiamenti dei greci sul rapporto uomo-ragazzo: esso era glorificato in quanto il ragazzo era espressione della massima bellezza, e al tempo stesso considerato contro natura da alcuni in quanto femminilizzava (rendeva quindi inferiore) un uomo libero.
Il problema di considerare il ragazzo oggetto di piacere era evidenziato anche dalle espressioni che i greci utilizzavano per chiedere questi favori: "faresti la cosa?" (diaprettesthai to pragma?); si esclude l'idea che il ragazzo possa provare piacere nell'atto sessuale con l'uomo: il motivo per cui egli vi si deve concedere, è da ricercarsi nella stima che esso nutre per l'adulto. Il ragazzo si concede perché un uomo virtuoso e degno di lode che lo ami merita di essere ricompensato col favore sessuale; se questo vuol dire ovviamente che è disprezzabile il ragazzo che prova piacere nell'atto con un uomo, non vuol dire che egli debba concedersi con freddezza, anzi: deve essere felice di star dando piacere ad un uomo virtuoso.
L'OMOSESSUALITA' MASCHILE
È opinione comune che nella Grecia antica l'omosessualità, da intendersi come rapporto tra due soggetti adulti dello stesso sesso, fosse una pratica diffusa. In realtà, la relazione sessuale tra due adulti non era ammessa, e non si trattava di semplici legami sessuali, ma di relazioni pederastiche. In epoca classica, quando la filosofia, la poesia, la musica e l'atletica sono in continua evoluzione, gli uomini diventano sempre più raffinati, sia fisicamente sia mentalmente, mentre le donne rimangono escluse da tutto questo. Il risultato fu che gli uomini non avevano argomenti di discussioni con le proprie mogli, le quali, essendo sempre confinate all'interno delle mura domestiche, non potevano sviluppare alcun interesse spirituale o avere cura del proprio corpo, in quanto non avevano accesso all'atletica. Perciò i Greci, che erano sempre stati amanti della bellezza, non ebbero altra scelta che rivolgersi all'armonia del corpo maschile, ben allenato, ed al suo colto spirito. Le due cose andavano insieme, come attesta la massima: "sano nel corpo, sano nella mente". Il corpo veniva allenato nelle palestre, e la mente nelle scuole, che fornivano una preparazione culturale rudimentale, come insegnare a leggere ed a scrivere, l'aritmetica e la musica. Al giovane mancava dunque l'insegnamento dei meccanismi della vita sociale, le funzioni dello stato, la virtù, il senso morale, ma anche una preparazione alle insidie e ai pericoli della vita.
L'OMOSESSUALITA' FEMMINILE
L'omosessualità femminile e il circolo di Saffo

L'omosessualità femminile nell'antica Grecia aveva una funzione pedagogica analoga a quella maschile e rappresentava per l'adolescente una fase di passaggio dall'età infantile al mondo degli adulti, durante la quale la giovane veniva educata e preparata al matrimonio e ad una delle funzioni essenziali per i greci: la procreazione.
Intorno al VII sec.a.C. in Grecia fiorirono delle comunità femminili nelle quali le relazioni omoerotiche avevano il valore di rito d'iniziazione sessuale analogo a quello della pederastia. Di rilevante importanza fu il circolo di Saffo, che rappresenta il principale modello di questa pseudo-omosessualità. L’attività della poetessa a Mitilene assolveva una ben precisa funzione sociale: Saffo educava fanciulle nobili nella ristretta cerchia del tìaso, una sorta di associazione femminile in cui le ragazze entravano a farne parte prima del matrimonio e dove trascorrevano un periodo d’istruzione e preparazione alle nozze; poi, una volta sposate, si separavano dal gruppo.
L'esperienza amorosa
L'aspetto predominante della poesia di Saffo è l'amore per le ragazze della sua cerchia, che aveva un ruolo fondamentale nel processo educativo delle adolescenti e rappresentava la preparazione alla sessualità della fase adulta. L'amore che Saffo provava verso le ragazze era un sentimento sincero, totalizzante e appassionato, che è strettamente legato al culto di Afrodite, come appare nell'"ode ad Afrodite", che apre il primo libro dell'opera di Saffo e costituisce un'accorata invocazione alla dea perché venga in aiuto della poetessa che soffre per un amore non ricambiato.
Di rilevante importanza sono la concezione dell'amore come una forza di origine divina, che trascende la volontà dei mortali e alla quale non è lecito sottrarsi e lo svilupparsi di quest'ode sotto forma di preghiera. Riversando un'esperienza personale in un'ode che veniva cantata tra le fanciulle del tìaso riunite davanti alla statua della dea, Saffo trasforma l'esperienza individuale in collettiva e il suo intento è paradigmatico in quanto attraverso le parole di Afrodite vuole definire le regole dell'amore proponendo dei precisi modelli di comportamento. Saffo in questo modo vuole sanzionare il proprio ruolo e la sacralità dei rapporti che stabiliva con le ragazze della comunità.
Diffusione dell'omosessualità maschile e amori omosessuali nel mito.
Il discorso sull'omosessualità greca, un tempo trascurata dai classicisti, è stato oggetto negli ultimi anni di indagini sempre più approfondite. Cercheremo ora di verificare l'effettiva diffusione dell'omosessualità e, in secondo luogo, le caratteristiche dei rapporti fra persone dello stesso sesso. Abbiamo a disposizione una gran quantità di testimonianze che fanno riferimento in modo inequivocabile ed esplicito a rapporti, relazioni, affetti omosessuali. L'omosessualità (che sarebbe più giusto chiamare pederastia), secondo la tesi alessandrina, è una pratica importata in Grecia dai Dori nell'XI secolo, ignota alla cultura acheo-micenea, socialmente svalutata e giuridicamente riprovata.
E' difficile in ogni caso accettare questa tesi in quanto è palesemente infondata l'affermazione che l'omosessualità fosse socialmente riprovata o vietata dalla legge. Alcuni documenti fanno risalire la pratica omosessuale a un'epoca antichissima. In primo luogo, i numerosi amori omosessuali mitici: da quello di Poseidone per Pelope a quello di Zeus per Ganimede; da quello di Laio per Crisippo, il figlio di Pelope, a quello d'Apollo per Giacinto; da quello sempre d'Apollo per Ciparrisso a quello d'Apollo per Admeto, e via dicendo. In secondo luogo, una serie d'indizi fa pensare alla possibilità d'amori omosessuali "omerici". Anche se non contengono alcun riferimento esplicito a questi amori, i poemi raccontano d'amicizie fra uomini affettivamente così intense da lasciare quantomeno il dubbio che si trattasse di rapporti di tipo amoroso: come vale a dimostrare, in particolare, lo strettissimo e discusso rapporto tra Achille e Patroclo, considerato del resto amoroso sia da Eschilo sia da Platone (Simposio, 180 A).
La pederastia.
Veniamo ora a due ben note e altrettanto discusse testimonianze sugli antichi costumi cretesi e su quelli spartani. Riportando Eforo, Strabone racconta che a creta gli uomini adulti detti "amanti" (erastai) usavano rapire gli adolescenti da loro amati (eromenoi) per condurli con sé fuori città, per due mesi, dove intrattenevano con loro dei rapporti minutamente regolati dalla legge. A Sparta, inoltre, secondo il racconto di Plutarco, i ragazzi a 12 anni erano affidati a degli amanti, scelti tra i migliori in età adulta, e da questi amanti apprendevano ad essere dei veri spartiati (Vita di Licurgo, 17, I).
Per comprendere queste usanze, dobbiamo ora aprire una parentesi sulle cosiddette società tradizionali, vale a dire società organizzate grazie alla divisione della popolazione in classi d'età. In questo tipo si società, il passaggio di un individuo da una classe all'altra è accompagnato da una serie di riti. Si tratta dei cosiddetti riti di passaggio, la cui struttura, al di là delle numerose varianti locali, è la seguente: per essere accolto nella classe d'età superiore, l'iniziato deve passare un periodo lontano dalla collettività, vivendo al di fuori delle regole del vivere civile, in uno stato di natura. In altre parole, deve passare un periodo chiamato dagli etnologi margine o segregazione, accompagnato da un simbolismo di morte, più o meno realisticamente rappresentata, che talvolta precede la segregazione, talvolta la segue. E al termine di questo periodo, finalmente, rinasce a nuova vita. I riti di passaggio hanno quindi una morfologia tripartita (separazione-segregazione-aggregazione); separandosi dalla classe d'età dalla quale deve uscire, l'individuo muore per questa, e un individuo nuovo e diverso lo sostituisce nella classe superiore. L'esistenza di riti di passaggio nella Grecia arcaica, è stata messa in evidenza da tempo da studiosi come H. Jeanmaire (Couroi et courétes, Lille, 1939), L. Gernet (Anthropologie de la Grèce ancienne, Paris, 1968) e A. Brelich (Paides e Parthenoi), ed è stata recentemente confermata dalle ricerche di P. Vidal Naquet (Le chasseur noir et l'origine de l'éphébie athénienne), C. Calame (Les choeurs) e B. Lincoln (Diventare Dea, Milano, 1983).
Partendo da queste considerazioni, è possibile arrivare a supporre che il rapporto omosessuale avesse un ruolo istituzionale nel complesso di questi riti. In particolare, si può supporre che la pederastia fosse parte integrante del rapporto pedagogico tra l'adolescente e l'adulto, e che, in quanto tale, fosse funzionale all'educazione dei giovani greci, che dall'amante apprendevano le virtù virili.
Socrate e Alcibiade.
Platone racconta nel Simposio un celebre episodio: l'amore fra Socrate e Alcibiade. <> dice Socrate, <>. Ed ecco la versione di Alcibiade: <> (Platone, Simposio, 217 b-c e 218 c-d).
Ma Socrate tergiversa e Alcibiade passa alle vie di fatto: <> (Platone, Simposio, 219 b-c-d). La dichiarazione di Alcibiade, di voler diventare l'amante di Socrate per migliorarsi, è tutt'altro che marginale, e sta a mostrare che gli ateniesi attribuivano all'amore sessuale una fondamentale funzione pedagogica. Ma, al di là di questo, un'altra cosa risulta chiaramente dal racconto: l'assoluta normalità delle relazioni omosessuali, e l'evidenza del fatto che, di regola, si trattava anche di relazioni fisiche. L'unica cosa anormale, nella specie, è – se mai – la resistenza di Socrate.
Molti altri autori hanno messo in risalto il valore del rapporto omosessuale nell'antica Grecia: in Aristofane, i racconti di avventure tra uomini sono del tutto usuali (Uccelli, vv. 131-145; Cavalieri, vv. 1384-1386 ed altri). Senofonte parla con assoluta naturalezza di Gerone, innamorato di Dialoclo (Ierone, I, 33) e per lodare la castità di Agesilao, racconta che egli fu capace di resistere ad un uomo (Agesilao, V, 4). Lisia, in un'orazione, difende un cliente, accusato di tentato omicidio per una colluttazione avuta con un altro uomo a causa di un ragazzo (Contro Sim). Teocrito, nel secondo Idillio, racconta di una ragazza che, abbandonata dall'amante, si chiede se egli l'abbia lasciata per un uomo o per una donna (Idillio II, vv. 44-150)
Divinità bisessuali e inversione dei ruoli sessuali.
In numerose zone della Grecia esistevano delle divinità bisessuali, e venivano celebrati culti nei quali uomini e donne si scambiavano abiti e ruoli. Ovidio narra la storia di Ermafrodito, un bellissimo ragazzo che, all'età di quindici anni, amato da una ninfa che non voleva separarsi da lui, venne unito a lei in un essere bisessuale (Metamorfosi, IV, 285). In Amato, nell'isola di Cipro (dove era appunto celebrata una divinità di questo tipo), i ragazzi, una volta l'anno, imitavano i dolori del parto, in ricordo della leggenda seconda la quale Arianna sarebbe morta in quel luogo, in assenza di Teseo, dando alla luce un figlio (leggenda narrata da Plutarco, Vita di Teseo, 20). Macrobio parla di una divinità ermafrodita (Aphroditos), durante il cui culto gli uomini si vestivano da donne, e le donne da uomo (Saturnalia, III, 8). Ad Argo ogni anno si celebrava un festival (Hybristika), nel quale uomini e donne si scambiavano gli abiti. A Cos, gli sposi ricevevano le spose vestiti da donne, mentre a Sparta le mogli ricevevano i mariti indossando abiti e calzature maschili, con i capelli tagliati come quelli degli uomini.
Al di là degli altri possibili significati dei riti d'inversione dei ruoli sessuali, le tracce di una visione androgina della vita sono evidenti: mostrando come i greci fossero consapevoli della duplicità sessuale dell'essere umano (quantomeno di quello di sesso maschile), questi riti sembravano una prova ulteriore di come i rapporti tra uomini fossero considerati un fatto naturale. La tesi del rapporto sessuale come rapporto poco praticato e per di più socialmente riprovato è dunque smentita dall'evidenza.
Ma, una volta stabilito questo punto, restano ancora da discutere due problemi. Il primo: l'omosessualità era valutata positivamente solo quando aveva una funzione pedagogica (quando in pratica la relazione coinvolgeva un adulto ed un adolescente), o era considerata normale anche fra adulti? Il secondo: posto il suo valore pedagogico, l'amore omosessuale faceva parte solo dei costumi delle classi più elevate, o era praticata anche da chi era escluso dai valori della paideia? Due problemi legati fra loro, non facili a risolvere. La grande maggioranza delle testimonianze, in effetti, fa pensare che l'amore tra adulti fosse visto con disfavore. Nelle Rane (vv. 55-57) di Aristofane, ad esempio, Eracle chiede a Dioniso di chi si sia innamorato: "Un desiderio di donna?" "No, certo". "Di fanciullo, allora?" "Niente affatto". "Di uomo, dunque?" "Ahimè". Solo alcune fonti alludono ad amori omosessuali fra adulti con ammirazione e rispetto. Un esempio: il celebre battaglione sacro dei tebani, composto da 150 coppie di amanti, invitti fino alla battaglia di Cheronea e quindi morti eroicamente, ciascuno di essi per dimostrare all'amato di dimostrare il suo amore (Plutarco, Vita di Pelopida, 18). Si tratta però di casi tutt'altro che frequenti.
Per quanto riguardo la diffusione dell'omosessualità nelle classi più basse, infine, una frase attribuita da Platone ad Alcibiade (nel racconto che questi fa del suo amore per Socrate) sembra in effetti indicare che l'omosessualità era tipica delle classi elevate: "di fronte alla gente che sa," dice Alcibiade a Socrate, "mi vergognerei di non concedermi a un uomo come te, molto di più che di fronte al volgo ignorante se ti compiacessi" (Platone, Simposio, 218 d). Non solo: a differenza del rapporto eterosessuale (che spesso intercorreva tra un uomo libero e una schiava), quello omosessuale – data la sua nobiltà – intercorreva solo tra liberi. Ma questo non significa necessariamente che il volgo ignorante non praticasse l'amore omoerotico: significa semplicemente che solo le classi elevate attribuivano al rapporto pederastico una funzione culturale. Concludendo, quale che fosse la diffusione tra il popolo, una cosa sembra accertata: quantomeno fra le classi elevate, l'omosessualità era esperienza non solo largamente diffusa, ma considerata di alto valore formativo e culturale.
L'omosessualità femminile.
Sull'amore fra le donne, le fonti sono meno eloquenti che sull'amore degli uomini. A differenza dell'omosessualità maschile, infatti, quella femminile, non essendo strumento di formazione del cittadino, era qualcosa che riguardava solo le dirette interessate. E infatti, su quest'esperienza, abbiamo solo una testimonianza femminile: quella di Saffo. Per capire la quale, peraltro, è necessario qualche cenno alle comunità di donne (di una delle quali Saffo era a capo), documentate non solo a Lesbo, ma anche in altre zone della Grecia, e in particolare a Sparta.
Queste comunità non erano semplicemente dei collegi per ragazze di buona famiglia – come spesso vengono erroneamente definite – ma qualcosa di più complesso; erano infatti gruppi che avevano divinità e cerimonie proprie, nei quali le ragazze, prima del matrimonio, vivevano in comunità un'esperienza globale di vita che era in qualche modo analoga all'esperienza di vita che gli uomini facevano in corrispondenti gruppi maschili (Menandro, Scudo, vv. 314-315). Il che non esclude, ovviamente, che, nella comunità, le fanciulle non ricevessero un'educazione. Nella Suda, Saffo viene definita didaskalos, cioè maestra e le sue allieve mathetriai. Saffo infatti, insegnava, in primo luogo, musica, canto, danza: gli strumenti che, da giovinette incolte, le trasformava in donne. Da lei, inoltre, le fanciulle apprendevano le armi della bellezza, della seduzione, del fascino: imparavano la grazia (charis), che faceva di loro donne desiderabili. Sotto questo profilo, la definizione del circolo di Saffo come collegio per ragazze per bene non è sbagliata. Ma è senza dubbio insufficiente. L'educazione delle fanciulle di Lesbo (e anche quella degli altri collegi) era legata ad un'esperienza che, ai nostri occhi, è tutt'altro che da ragazze per bene, vale a dire il rapporto omosessuale.
Significa forse, questo, che il ruolo dell'omosessualità femminile (quanto meno a Sparta e nelle altre zone della Grecia dove erano diffuse le associazioni sul tipo dei tiasi lesbici) era simile a quello dell'omosessualità maschile? A Sparta, dice Plutarco, le donne migliori amavano le ragazze, e quando accadeva che più donne adulte si innamorassero della stessa fanciulla, esse cercavano, insieme (pur essendo rivali tra loro), di rendere migliore l'amata (Plutarco, Vita di Licurgo, 18, 9). Così come il rapporto omosessuale con un adulto accompagnava, con valore formativo, la fase nella quale il giovane imparava ad essere cittadino, allo stesso modo, all'interno dei gruppi femminili, il rapporto con una donna adulta accompagnava la fase nella quale le fanciulle si preparavano a diventare mogli. Ma su questo torneremo, dopo aver cercato di capire se il rapporto omosessuale fra donne era semplicemente un rapporto culturale, o era anche un vero rapporto individuale, concreto, sia affettivo sia erotico.
Anche se il dubbio è legittimo, la lettura di Saffo non sembra consentire molti dubbi in proposito. Le sue poesie d'amore non hanno mai come destinatario il gruppo: esse sono rivolte ad una sola ragazza, quella di volta in volta individualmente amata, come Gongila, Attide o Anactoria. Le relazioni omosessuali, insomma, erano relazioni personali e reali. Forse, è possibile supporre che solo alcune delle fanciulle, durante la vita nel tiaso, avessero rapporti fisici con la maestra: e che le altre, invece, partecipassero a quest'amore solo con la recitazione delle poesie dedicate dalla maestra alle sue amanti. La supposizione, tra l'altro, sembra confortata dal parallelo con le iniziazioni cretesi dove, nel periodo di segregazione con l'amante, il giovane amato era accompagnato dagli amici, che partecipavano al suo ratto e alle cerimonie che segnavano la fine della segregazione, acquistando così il diritto (pur non avendo avuto rapporti fisici con l'adulto) di entrare legittimamente nel numero dei cittadini (C. Calme, Les choeurs). Ma al di là di questo, una cosa sembra certa. L'omosessualità femminile non era solo un fatto pedagogico, nel senso sin qui indicato. Era anche espressione di un sentimento vero e reale, di un rapporto interpersonale vissuto, a volte, con eccezionale intensità affettiva. Il frammento 31 di Saffo è, sotto questo profilo, inequivocabile:
E come appena ti guardo, così di voce
nulla più mi viene,
ma la lingua mi si spezza e sottile
fuoco a un tratto si insinua nelle membra
e con gli occhi nulla veggo e rombano
le orecchie
e sudore m'inonda e tremito
tutta mi scuote e più verde dell'erba
sono e poco lungi dal morire
sembro…
(Saffo, fr. 31, vv. 7-16)
A questo proposito è interessante ricordare, come esempio di straordinaria capacità di stravolgere la realtà, che recentemente G. Devereux, esaminando l'atteggiamento di Saffo in questo frammento, vi ha individuato i sintomi di un "attacco d'ansia". Saffo, egli, dice, rivela fra l'altro i seguenti sintomi: respirazione irregolare e inibizione psico-fisiologica della parola; disturbi alla vista (probabilmente di origine vascolare) e rombo alle orecchie; tremito e pallore (causato dalla restrizione dei capillari e dal flusso di sangue verso gli organi interni); clinicamente, insomma, i sintomi di un attacco d'ansia. Ma quel che lascia ancor più perplessi dell'analisi clinica dei sintomi, sono le conclusioni di Deveruex. E' vero, egli dice, infatti, che le manifestazioni d'ansietà possono accompagnare ogni crisi d'amore: ma questo non toglie che nelle fonti greche, di regola, siano le crisi d'amore omosessuale (e non eterosessuale) quelle che provocano attacchi d'ansia. Considerazione esatta, questa, in effetti, per una semplice ragione: per i greci, il vero amore, la passione, quella che dà l'angoscia, era l'amore omosessuale.
Ma Deveruex non la pensa così. Ciò che renderebbe ansiose le manifestazioni d'amore omosessuale, sarebbe la percezione dell'anormalità del proprio sentimento. Cosa, questa, peraltro, prosegue Deveruex, che non sarebbe per niente in contrasto con l'ipotesi che Saffo fosse anche una maestra e il capo d'un culto: essendo assai frequente, al contrario, il caso di donne che, proprio perché omosessuali "tendono a gravitare su professioni che le portano a stretto contatto con ragazze, la cui parziale segregazione e considerevole immaturità psico-sessuale – e perciò incompleta differenziazione – le rende partecipi volontarie d'esperienze lesbiche" (G. Devereux, The nature of Sappho's in fr. 31 LP as evidence of her inversion. Quarterly, 20, 1970).
Conclusioni
Si dice che la segregazione femminile fu una delle cause che contribuirono alla diffusione dell'omosessualità greca: ma anche ammesso che così sia stato (del che, peraltro, è lecito dubitare), essa non fu né la sola, né la più rilevante. Fondata piuttosto e in via primaria sull'idea della duplice appartenenza sessuale dell'individuo di sesso maschile (vedi Platone, Simposio, 189 d – 192 c sull'esistenza originaria di tre sessi) e privilegiata per la sua funzione pedagogica, fu l'omosessualità maschile, se mai (poste le sue implicazioni sociali e intellettuali), il fatto culturale che rafforzò la segregazione femminile. Per l'uomo greco, che viveva il rapporto omosessuale come il luogo privilegiato dello scambio di esperienza e che in esso trovava risposta alle sue esigenze più alte, considerare la donna come adibita ad un compito esclusivamente biologico fu, in fondo, estremamente facile.
Che ruolo aveva l'amore omosessuale nella vita delle donne? Nonostante le analogie che sembrano emergere dalle considerazioni di Plutarco, l'omosessualità femminile sembra difficilmente comparabile con quella maschile. Certo, per le donne che la vivevano, l'esperienza comunitaria era anche il momento della vita intellettuale, dell'istruzione, della cultura. Ma quante furono le donne che vissero quest'esperienza? Non bisogna dimenticare, infatti, che al di là di quanto possiamo dedurre da Saffo, di queste comunità femminili sappiamo poco o nulla. E, comunque, anche all'interno di queste comunità, l'omosessualità sembra aver giocato un ruolo diverso da quello che giocava nella vita degli uomini. Non è forse un caso se a enfatizzare la funzione pedagogica del rapporto fra donne è un uomo, come Plutarco, mentre Saffo – che pure insiste sull'aspetto educativo e nobilitante della vita del tiaso – pone l'accento, piuttosto, sull'aspetto affettivo ed erotico del rapporto. In qualche modo, insomma, si ha la sensazione che l'omosessualità femminile sia stata costruita culturalmente sul modello di quella maschile, e presentata – dalle poche fonti maschili che vi alludono- come un calco di questa.
PASSIONI FRA DONNE
Danziamo molto vicine
ma non ci tocchiamo,
una specie di intimità sessuale ben presto
ci costringe a usare le mani.
La notte è calata su noi
ma la musica ci riempie di energia,
è eccitante spingerti su di me,
adoro sentirti mia.
Bere dalla tua bocca
ha un significato purificante per la mia arte,
è così inebriante il tuo odore,
sai che hai la voce sensuale.
Sei divina,
così aggressivamente tenera,
farò di tutto per raggiungerti in quella sfera magica
delle nostre menti che non sanno spegnersi
nemmeno quando il corpo sa di anima.
Perdonami se non ho parole
per dirti quanto ci tengo alla luce
che vedo nei tuoi occhi,
siamo in pochi
ad averla ancora.
Stringimi, baciami, mordimi, abbracciami!
Non voglio restare sola
ora che tu con un sorriso
cacci via ogni malinconia.
Non posso che cercare
di fare del tutto per renderti mia
perchè sei splendida, splendia, splendida
così come sei.

A N G E L I S P O R C H I
Essere due piccole gocce di inchiostro nero
su una tela dipinta
ove falsi colori vivaci
esaltano con cattiveria e pregiudizio
la loro diversità:
non spetta anche a loro sognare l'armonia?
No! il cielo non ammette angeli sporchi
e violento strappa loro le ali.
Essere creati
per vivere accanto alla colpa,
insieme alla vergogna
ma di cosa?
Di essere diversi? Ma da chi? Perchè?
Domande che chiamano altre domande
in un girotondo senza risposte.
La confusione aumenta
al pari di uno strano risentimento
che fa soffocare,
che induce a dubitare:
E' questo ciò che gli altri vogliono da loro?
Che non esistano?
E' quello che vuole il loro Dio?
Che non esistano?
Sì! il cielo non ammette angeli sporchi
e graffia la carne sotto la loro pelle.
Ho visto quelle due piccole gocce
avvicinarsi
fino a divenire una sola,
angeli che finalmente hanno qualcuno
che asciughi le loro lacrime,
che li accarezzi,
che li abbracci!
Angeli sporchi
che ora si stringono tra loro
consolandosi a vicenda.
Un solo gesto,
un grande coraggio!
Il piacere profondo del peccato
giudicato dagli altri,
peccato come realizzazione di un sogno,
come fuga da un mondo ipocrita in bianco e nero,
come vendetta verso una madre
che cerca di soffocare sul nascere
le proprie creature.
Perchè mai l'uomo
non rispetta l'uomo?
Non riesco proprio a capire...

NICO

Nico!
Ti ricordo ancora
avevi dodici anni, la mia stessa età
solo qualche giorno in meno.
Nico!
sei nella memoria coi tuoi occhi scuri
una bocca grande ma con pochi denti
ti facevo il verso
non te la prendevi.
Nico!
Eri sempre con le brache corte
e le gambe viola
per il grande freddo.
Nico!
Ma com'eri buffo
con quel cappellino con il paraorecchie
una grossa sciarpa fatta da tua mamma
come ci tenevi.
Nico!
Il compito in classe
lo copiavi sempre da me
eri furbo
non so come facevi.
Nico!
Insieme sulle piante
a buttar giù palle di neve
alle barbagianne, le ragazzine con gli occhiali
quelle proprio racchie.
Nico!
Non ti ricordi le mele
rubate insieme e mangiate di nascosto
in quel mercato rionale?
E le domeniche d'agosto?
correvamo per le strade deserte
c'eravamo solo noi
chissà cosa volevamo dalla nostra vita!
Nico!
Eri il mio migliore amico
un giorno mi dicesti:
"se fossi nato femmina ti amerei".
Quel giorno al doposcuola
ci presero un pò in giro
avevano scoperto
i nostri giochi strani.
Non mi vergognavo di volerti bene, di prenderti per mano
di regalarti il mio affetto
quello che riuscivo a darti
quello che potevo darti.
Nico!
Ma tu adesso cosa fai?
chissà se ti sei sposato
se hai dei figli
se pensi ancora a noi.
Com'era bello uscire da scuola!
e col sole o con la neve
tornare a casa
insieme.
Nico!

LA BESTIA RARA
Sguardi sconosciuti,
persone che mi scrutano,
che ridono guardando
verso di me o nel vuoto.
Non so...
in qualunque caso
sono persone come altre
che seguono la massa.
Alcune mi fissano
come se fossi una bestia rara,
a volte mi fanno paura
sembra che mi dispezzino,
che vogliano farmi del male.
Forse solo perchè mi distinguo dal gregge
e sono per inclinazione
fuori dal coro.
Ma io non sono nato per far fare numero
o per consumare ossigeno prezioso,
ho un'anima con me anch'io,
preziosa e brillante più di un tesoro,
io e Dio soltanto
sappiamo bene il valore che ha.

SOLO NEL BUIO
È notte fonda ed io sono ancora sveglio con lo sguardo assente nella mia camera silenziosa, unica mia compagna, testimone di tanta solitudine. Senza chiudere occhio, penso a tutto e a niente. I vecchi soliti dubbi mi si accavallano in mente: come posso dormirci sopra? Sì, lo so! Fermarsi qui a pensare non si può, farla finita neanche. È solo mia la tristezza, la fine. Non ho più la forza di lottare ormai. Un altro inverno è in me, non devo crollare proprio adesso buttandomi via, devo trovare il coraggio di andare avanti da solo: Dove siete amici miei che avevo? Anche tu mi hai detto infine addio voltandomi le spalle, non sono più niente per nessuno ormai. Mi guardo intorno e vedo solo il vuoto. Grida la voce del mio cuore, spenta dal dolore che nessuno ascolta più. Vorrei non essere mai nato, chiudere gli occhi e scomparire in un attimo. Non so che sarà di me, sono confuso, disorientato, mentre gli anni passano veloci. Fuori è buio ed io tremo, comincio ad aver paura. Mi rigiro nel letto, grido nel sonno, ho incubi, sto male, piango e non ce la faccio più. Ho vissuto una vita che non è mai stata vita.
Dove fuggire un’altra volta? Come placare questa mia ansia fortissima? Ormai le ho già provate tutte, ogni tipo d’evasione, non è servito a niente! Ora mi ritrovo solo, nel buio, con i fantasmi della notte che m’inseguono molto più di prima. Sono nato solo. E solo morirò.
 
| DEPRESSIONE |
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La salute c'è
non presenta nessuna malattia.
Eppure è così deperita,
quando dorme sembra morta!
Cos'ha questa povera ragazza?
Non ha niente!
Ha solo il verme
della depressione
che la sta consumando
pian piano
ogni giorno di più.
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ALLONTANA DA ME QUESTO CALICE
Allontana da me questo calice, Mare!
non voglio berlo,
non è vino
ma è sporco di sangue,
è salato
come schiuma di mare.
Allontana da me questo calice, Mare!
non voglio berlo,
non è vino
ma è sporco di sangue,
è salato
come schiuma di mare.
Allontana da me questo calice, Mare!
non lasciare che io m'immerga in te
sino a scomparire sott'acqua,
sono ancora vivo
il mio corpo inerme non giace sul tuo fondale.
Allontana da me questo calice, Mare!
sono solo un uomo di carne e ossa
non posso vincere le tentazioni
non riesco a sconfiggere forze soprannaturali,
abbi pietà di me. Nelle tue acque ho gettato la rete.
Allontana da me questo calice, Mare!
sono come Gesù nell'orto degli ulivi
non posso perdermi
e tu non puoi abbandonarmi
ora che ne ho più bisogno.
Allontana da me questo calice, Mare!
trasmettimi la potenza delle tue onde
la libertà del tuo orizzonte,
fa' che la tua immensità
riempia la mia solitudine.
Aiutami!

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